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fuoco_sacro · FUOCO SACRO il pensiero esoterico

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  • Category: Gnosticism
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#76431 From: "FuocoSacro" <fuocosacroliste@...>
Date: Sun Apr 15, 2012 9:07 am
Subject: intuito emozioni
fuocosacroliste
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"Crediamo di risolvere tutti nostri problemi con il logos, con la potenza della
nostra intelligenza ma senza l'emozione e l'intuizione siamo guerrieri di
latta." (C.G.Jung)

#76432 From: Pino <qawsd@...>
Date: Sun Apr 15, 2012 1:07 pm
Subject: intuito emozioni
qwasd01
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>"Crediamo di risolvere tutti nostri problemi con il logos, con la potenza della
nostra intelligenza ma senza l'emozione e l'intuizione siamo guerrieri di
>latta." (C.G.Jung)

Senza l'energia del vitale non ci può essere alcun cambiamento ed alcuna
crescita. Certo che i movimenti che formano il vitale ( emozioni, sentimenti,
preferenze, istinti, sensazioni) non devono essere lasciati sotto il dominio
degli ego, ma posti al servizio di una aspirazione sincera. Il vitale va reso
silenzioso con una costante pratica, il che non significa affatto svuotarlo o
comprimerne l'energia,  bensì portarlo verso l'alto, da un lato, fornendo
energia all'ascesa e dall'altro riempiendolo con la Forza che scende dai piani
superiori, cossicchè sia strumento reale della trasformazione dell'essere.


"Il vitale è uno strumento indispensabile: nessuna creazione o valida azione è
possibile senza di esso. Si tratta semplicemente di dominarlo e convertirlo nel
vero vitale che è ad un tempo forte, calmo, capace di una grande intensità e
libero dall'ego."

"Non è il vitale che deve dominarvi, siete voi che dovete dominare il vitale."



Sri Aurobindo - "Lettere sullo yoga" -  Libro 5 – cap. 23 – parte 1 - pag.
53


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#76433 From: Pino <qawsd@...>
Date: Sun Apr 15, 2012 1:22 pm
Subject: intuito emozioni
qwasd01
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>"Crediamo di risolvere tutti nostri problemi con il logos, con la potenza della
nostra intelligenza ma senza l'emozione e l'intuizione siamo guerrieri di
>latta." (C.G.Jung)


La mente intuitiva è un vero e proprio piano, posizionato sopra la normale
mente intellettiva, ed è il piano più elevato tra quelli che attengono alla
mente, dopo la "mente superiore" e la "mente illuminata" ... Ovviamente è
questa una schematizzazione del tutto mentale e quindi serve solamente come
analogia e non deve essere presa letteralmente, purtuttvia serve per condividere
una visione di energie disposte su diversi piani di Coscienza-Esistenza ...

L'intuizione discende quindi dal suo preciso piano , ma nella discesa incontra
via via una situazione di coscienza sempre meno chiara e si avviluppa e deforma
con la mente comune, il vitale ed il fisico in proporzione alla menzogna ed
oscurità che incontra. In altre parole se questi piani sono stati "puliti" con
la pratica, allora la purezza dell'intuizione sarà inalterata o quantomeno meno
deformata...



Cari saluti



Pino



"Non è con l’intelletto che si può progredire nello yoga, ma con la
ricettività psichica e spirituale; quanto alla conoscenza e alla vera
comprensione, esse si sviluppano durante la sadhana con lo svilupparsi
dell’intuizione, non dell’intelletto fisico."

Sri Aurobindo - Dalle "Lettere sullo yoga" - Libro 1 – cap. 5 – parte 4 -
pag. 214



"Per avere la vera intuizione ci si deve liberare dell’ostinazione della
mente, e anche di quella del vitale, delle loro preferenze, dei loro capricci,
delle loro fantasie e delle loro forti insistenze, ed eliminare la pressione
dell’ego mentale e vitale che mette la coscienza al servizio delle sue pretese
e desideri. Altrimenti queste cose entreranno con forza e pretenderanno di
essere intuizioni, ispirazioni, ecc. O, se verranno intuizioni, potranno essere
distorte e guastate dalla presenza di queste forze dell’Ignoranza. "

Sri Aurobindo - Dalle "Lettere sullo yoga" - Libro 3 – cap. 18 – parte 5 -
pag. 209



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#76434 From: "vandermok" <vandermok@...>
Date: Sun Apr 15, 2012 10:12 pm
Subject: Re: FuocoSacro Re: La conoscenza tranquillizza
charltonroad36
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Purtroppo, a me la conoscenza tranquillizza ed allarma in ugual misura. Qualche
volta, sapere di più, rende più infelici, ma, naturalmente, dipende dal tipo di
conoscenza: sacra o profana.
Ho sentito che non ti interessa  vedere il Dalai Lama ad Assago. Sì, in fondo
sono relative certe esternazioni pubbliche.
Morro d'Alba potrebbe anche essere già l'ombelico del mondo...
------

   ----- Original Message -----
   From: cesare.polonara@...
   To: fuoco_sacro@yahoogroups.com
   Sent: Saturday, April 14, 2012 3:36 PM
   Subject: FuocoSacro Re: La conoscenza tranquillizza



   Retta visione.

   [Non-text portions of this message have been removed]





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#76435 From: "Carlo a.k.a. Nishinkan" <nishinkan@...>
Date: Mon Apr 16, 2012 2:43 pm
Subject: al centro del tutto (messaggio privato per non far arrabbiare il moderatore di Fuoco Sacro)
nishinkan
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Da: vandermok <vandermok@...>
A: fuoco_sacro@yahoogroups.com
Inviato: Lunedì 16 Aprile 2012 0:12
Oggetto: Re: FuocoSacro Re: La conoscenza tranquillizza


> Morro d'Alba potrebbe anche essere già l'ombelico del mondo...

Una vecchia favola narrava di una rana che dal fondo di un pozzo osservava una
stretta porzione di cielo, e credeva che quello fosse tutto l'universo
esistente.
A Livorno, città notoriamente più prosaica ed egocentrica, sostengono che "Se
il mondo fosse un culo, Livorno sarebbe l'ano".
De gustibus...


carlo
 




http://seishin-dojo.weebly.com


________________________________
  Da: vandermok <vandermok@...>
A: fuoco_sacro@yahoogroups.com
Inviato: Lunedì 16 Aprile 2012 0:12
Oggetto: Re: FuocoSacro Re: La conoscenza tranquillizza


 
Morro d'Alba potrebbe anche essere già l'ombelico del mondo...
------

----- Original Message -----
From: cesare.polonara@...
To: fuoco_sacro@yahoogroups.com
Sent: Saturday, April 14, 2012 3:36 PM
Subject: FuocoSacro Re: La conoscenza tranquillizza

Retta visione.

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#76436 From: "Carlo a.k.a. Nishinkan" <nishinkan@...>
Date: Mon Apr 16, 2012 2:44 pm
Subject: Re: al centro del tutto (messaggio privato per non far arrabbiare il moderatore di Fuoco Sacro)
nishinkan
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(messaggio privato per non far arrabbiare il moderatore di Fuoco Sacro)

Ovvero: di buone intenzioni è lastricata non solo la via dell'inferno, ma anche
la Rete.
Scusate :-(

carlo, goffo

 
http://seishin-dojo.weebly.com


________________________________
  Da: Carlo a.k.a. Nishinkan <nishinkan@...>
A: "fuoco_sacro@yahoogroups.com" <fuoco_sacro@yahoogroups.com>
Inviato: Lunedì 16 Aprile 2012 16:43
Oggetto: al centro del tutto (messaggio privato per non far arrabbiare il
moderatore di Fuoco Sacro)


Da: vandermok <vandermok@...>
A: fuoco_sacro@yahoogroups.com
Inviato: Lunedì 16 Aprile 2012 0:12
Oggetto: Re: FuocoSacro Re: La conoscenza tranquillizza


> Morro d'Alba potrebbe anche essere già l'ombelico del mondo...

Una vecchia favola narrava di una rana che dal fondo di un pozzo osservava una
stretta porzione di cielo, e credeva che quello fosse tutto l'universo
esistente.
A Livorno, città notoriamente più prosaica ed egocentrica, sostengono che "Se
il mondo fosse un culo, Livorno sarebbe l'ano".
De gustibus...


carlo
 




http://seishin-dojo.weebly.com


________________________________
  Da: vandermok <vandermok@...>
A: fuoco_sacro@yahoogroups.com
Inviato: Lunedì 16 Aprile 2012 0:12
Oggetto: Re: FuocoSacro Re: La conoscenza tranquillizza


 
Morro d'Alba potrebbe anche essere già l'ombelico del mondo...
------

----- Original Message -----
From: cesare.polonara@...
To: fuoco_sacro@yahoogroups.com
Sent: Saturday, April 14, 2012 3:36 PM
Subject: FuocoSacro Re: La conoscenza tranquillizza

Retta visione.

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#76437 From: "vandermok" <vandermok@...>
Date: Mon Apr 16, 2012 4:35 pm
Subject: Re: FuocoSacro al centro del tutto
charltonroad36
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Filippo è toscano, non lo spaventano due paroline poco gnostiche, perciò ti
rispondo pubblicamente.
Se quel pozzo era così profondo da non permettere alla rana di uscirne, quello
era realmente tutto l' universo che avrebbe conosciuto, e sarebbe stata la sua
tomba quando sarebbero finiti insetti e pesciolini; ma non fu così: un
pescatore la vide, bella grassa, e messo un lombrico sull'amo la fece abboccare.
La rana imparò che l'universo non è solo un pozzo, ma anche una padella d'olio
fumante, e forse raggiunse l'illuminazione.

La morale della favola è che siamo tutti chiusi in qualche pozzo personale, ma,
come diceva P.K. Dick (quello di Blade Runner, Atto di forza, Minority Report,
etc.): "se credete che questo mondo sia brutto, dovreste vederne qualcun altro".
Solo che non ha specificato dove si compra il biglietto per Marte.

-----

----- Original Message -----
From: Carlo a.k.a. Nishinkan

Una vecchia favola narrava di una rana che dal fondo di un pozzo osservava
una stretta porzione di cielo, e credeva che quello fosse tutto l'universo
esistente.
A Livorno, città notoriamente più prosaica ed egocentrica, sostengono che
"Se il mondo fosse un culo, Livorno sarebbe l'ano".
De gustibus...

carlo
http://seishin-dojo.weebly.com



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#76438 From: phil gage <phileas_gage@...>
Date: Mon Apr 16, 2012 8:35 pm
Subject: Re: FuocoSacro al centro del tutto
phileas_gage
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La rana nel pozzo vede, là fuori, che c'è qualcosa d'altro. Essendo una rana
umana si agita e vorrebbe saperne di più. Manda sonde, fa delle grandi pensate,
escogita raffinate congetture, ma è pur sempre una rana nel pozzo, senza alcuna
speranza di uscirne. A meno che qualcuno non venga a prenderla dall'esterno.
Nell'attesa, essendosi la sua fede nel Salvatore col tempo affievolita, si rende
conto che quel genere di salvezza per lei non ha alcun senso. Niente giustifica
la sua attuale sofferenza. 


Phileas Gage



Nessuno potrà aiutare il suo prossimo,

quando arriverà il Muspilli.

--- Lun 16/4/12, vandermok <vandermok@...> ha scritto:

Da: vandermok <vandermok@...>
Oggetto: Re: FuocoSacro  al centro del tutto
A: fuoco_sacro@yahoogroups.com
Data: Lunedì 16 Aprile 2012, 18:35








 









       Filippo è toscano, non lo spaventano due paroline poco gnostiche, perciò
ti rispondo pubblicamente.

Se quel pozzo era così profondo da non permettere alla rana di uscirne, quello
era realmente tutto l' universo che avrebbe conosciuto, e sarebbe stata la sua
tomba quando sarebbero finiti insetti e pesciolini; ma non fu così: un
pescatore la vide, bella grassa, e messo un lombrico sull'amo la fece abboccare.
La rana imparò che l'universo non è solo un pozzo, ma anche una padella d'olio
fumante, e forse raggiunse l'illuminazione.



La morale della favola è che siamo tutti chiusi in qualche pozzo personale, ma,
come diceva P.K. Dick (quello di Blade Runner, Atto di forza, Minority Report,
etc.): "se credete che questo mondo sia brutto, dovreste vederne qualcun altro".

Solo che non ha specificato dove si compra il biglietto per Marte.



-----



----- Original Message -----

From: Carlo a.k.a. Nishinkan



Una vecchia favola narrava di una rana che dal fondo di un pozzo osservava

una stretta porzione di cielo, e credeva che quello fosse tutto l'universo

esistente.

A Livorno, città notoriamente più prosaica ed egocentrica, sostengono che

"Se il mondo fosse un culo, Livorno sarebbe l'ano".

De gustibus...



carlo

http://seishin-dojo.weebly.com



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#76439 From: <fuocosacroliste@...>
Date: Tue Apr 17, 2012 11:48 am
Subject: Le rivelazioni di Yoganandaji sulle passate reincarnazioni
fuocosacroliste
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Le rivelazioni di Yoganandaji sulle passate reincarnazioni

Le rivelazioni di Yoganandaji sulle passate reincarnazioni di alcune
Personalità importanti della terra

di Swami Kriyananda

Tratto da:
(Donald Walters) SWAMI KRIYANANDA
"IL SENTIERO"
(Autobiografia di uno yogi occidentale,
discepolo di Paramahansa Yogananda)
Traduzione di MAURO MERCI
EDIZIONI MEDITERRANEE - ROMA

[...]

L'equipaggio di un peschereccio di Encinitas aveva avuto una pessima
giornata. Dopo ore di fatica con ben poco frutto, era pronto per tornare a
casa. Paramahansa Yogananda stava per caso passeggiando sulla spiaggia
quando lo vide rientrare.

"Avete finito per oggi?", chiese.

"Sì", fu la mesta risposta. "Non abbiamo pescato nulla".

"Perché non provate ancora una volta?", invitò il Maestro.

Qualcosa nei suoi modi li convinse a seguire il consiglio. Usciti ancora una
volta in mare e gettate le reti, queste si riempirono fino quasi a
scoppiare. * Per altri esempi di pesche miracolose, vedi Luca, 5:1-7 e
Giovanni , 21:5-7. N.d.T. *

E così un altro episodio enigmatico si aggiunse ad accrescere la leggenda
che già nella comunità di Encinitas circolava intorno allo strano, gentile
Swami al quale ogni cosa sembrava sempre andare per il meglio.

Questo episodio del quale ebbi notizia da un abitante della cittadina,
illustra per me una delle verità fondamentali della vita umana, alla quale
il Maestro non mancò mai di dare rilievo: non ha alcuna importanza quante
volte si fallisca, non si deve  mai accettare l'insuccesso come il giudizio
finale del destino. Figli dell'Infinito, abbiamo diritto all'infinita
generosità divina. L'insuccesso non è mai quello che egli vuole per noi.
Esso è soltanto una condizione temporanea che noi stessi ci procuriamo
quando la nostra armonia con la legge cosmica non è perfetta. Pian piano,
continuando a sforzarci per raggiungere il successo, affiniamo questa
armonia. "Prova ancora una volta", diceva il Maestro. Se le nostre
intenzioni di fondo sono conformi alla legge cosmica, gli insuccessi
significano soltanto che non ci siamo ancora riusciti. La vita, in altre
parole, fa dei nostri fallimenti il trampolino di lancio verso il successo.

Nel caso dei pescatori, la benedizione del Maestro si rivelò necessaria, ma
soltanto nel senso che favorì la sintonia fra gli sforzi di quegli uomini e
ciò che essi erano già sul punto di conseguire. Se non fossero già stati
pronti, egli non sarebbe intervenuto; un altro modo per dire che essi non
avrebbero attratto la benedizione. La sensibilità con la quale si "prova
ancora una volta", più che il puro e semplice fatto della ripetizione, è la
chiave reale del successo. Alcuni lo raggiungono rapidamente, mentre altri
invece lottano senza fortuna per anni. La sintonia con la legge cosmica è il
segreto. Il genio dipende più da essa che da un duro lavoro di preparazione
o dalla vivacità intellettuale. Di tutti i modi possibili per stabilire tale
sintonia il più elevato è l'essere consapevoli che  è il potere divino ad
agire per mezzo nostro.
Un esempio di ciò è dato dall'episodio che ho menzionato nel capitolo
precedente, quello cioè del famoso artista il cui ritratto di Lahiri
Mahasaya non aveva riscosso l'approvazione del Maestro.

Paramahansaji gli chiese: "Quanto ti ci è voluto per essere maestro nella
tua arte?".

"Vent'anni", rispose l'uomo.

"Vent'anni", esclamò il Maestro, "per convincerti che potevi dipingere!".

Non era certo questo il commento che l'artista si aspettava. Colto di
sorpresa borbottò furioso: "Vorrei vedere se tu riusciresti altrettanto bene
in un periodo di tempo due volte superiore!".

"Dammi soltanto una settimana", fu la placida risposta del Maestro.
Afferrato il pennello, compì diverse false partenze armonizzandosi però ogni
volta più sensibilmente con la Sorgente di ogni autentica ispirazione. Per
la fine della settimana aveva dato l'ultimo tocco a un ritratto che, come
anche l'artista fu costretto ad ammettere, era migliore del suo.

La storia dei pescatori è anch'essa un simbolo dell'assidua cura da parte di
Dio nel fornire agli uomini l'occasione "in più" di cui hanno bisogno per
pescare  tutto quanto desiderano dall'oceano della Sua abbondanza. Per
estensione, essa suggerisce anche che la clemenza di Dio - io la chiamerei
piuttosto la Sua amorosa attesa - è eterna. Le dottrine indiane affermano
che anche l'anima ha un numero infinito di opportunità per raggiungere la
perfezione. L'uomo non deve mai abbandonare la speranza, anche se
l'insuccesso lo perseguita per tutta la vita. Attraverso ripetute
incarnazioni, può - anzi deve - raggiungere infine la sua meta.

Sul tema della reincarnazione, la filosofia indiana pare contrastare con le
dottrine cristiane. Di fatto tale teoria è negata soltanto nelle
interpretazioni più in voga della Bibbia e non nella Bibbia stessa. La
reincarnazione non è una dottrina anti-cristiana, né, del resto, è contraria
alla religione ebraica. Fu insegnata da alcuni dei primi grandi padri della
Chiesa, incluso Origene (185-254 A.D.) Nota: L'Enciclopedia Britannica
chiama Origene "il principale padre della Chiesa con eccezione forse di
Agostino". Origene scrisse della reincarnazione: "Non è forse ragionevole
pensare che le anime vengano immesse nei corpi, secondo il loro merito e
operato?". Fine nota. il quale affermò di averla ricevuta per tradizione
ininterrotta "dai tempi apostolici". Questo dogma fu definitivamente abolito
solo cinque secoli dopo Cristo, nel 553, dal secondo Concilio di
Costantinopoli. L'anatema pronunciato contro di esso fu conseguenza di
manovre politiche e non dall'aspirazione al purismo teologico. Gli studiosi
hanno recentemente scoperto che papa Virgilio, pure presente in
quell'occasione a Costantinopoli, non avallò l'anatema, anzi ostacolò
completamente il concilio stesso.
La credenza nella reincarnazione è sostenuta da numerosi passi della Bibbia
Nota: "Allora Giobbe si alzò e stracciò il mantello e si rase il capo e si
prostrò a terra e adorò e disse: "Nudo sono uscito dal grembo di mia madre e
nudo vi ritornerò" (cioè in un altro grembo). Giobbe, 1:20-21).

"Ma da te, o Bethleem Efrata, per quanto tu sia piccola tra le migliaia di
Giuda, da te uscirà colui che sarà dominatore in Israele, le cui origini
risalgono ai tempi antichi, ai giorni eterni". (Michea, 5-2).

"Poiché tutti i profeti e la legge hanno profetato fino a Giovanni. E se lo
volete accettare, egli è l'Elia che doveva venire. Chi ha orecchi da
intendere, intenda". (Matteo, 11:13-15).

"Poi mentre scendevano dal monte, Gesù diede loro quest'ordine: "Non parlate
di questa visione ad alcuni, fino a quando il figlio dell'Uomo non sia
resuscitato dai morti!". (Si era appena configurato davanti a loro,
rivelandosi come il Messia). I discepoli gli domandarono: "Perché dunque gli
scribi affermano che prima deve venire Elia?". Ed egli rispose: "Certo
certo, Elia deve venire a ristabilire ogni cosa. Ma io vi dico: Elia è già
venuto e non l'hanno voluto riconoscere; anzi gli hanno fatto tutto ciò che
hanno voluto. E anche il Figlio dell'Uomo dovrà partire da parte loro".
Allora i discepoli intesero che egli parlava di Giovanni Battista" (Matteo,
17:9-13).
"Il vincitore lo farò colonna nel tempio di Dio ed egli non ne uscirà più"
(Apocalisse, 3:12). Fine nota.

In epoca successiva, tale dottrina si può trovare nella tradizione ebraica
come in quella cristiana. Rabbi Manasseh Ben Israel (1604-1657), teologo e
statista ebreo, scrisse: "La credenza o dottrina della trasmigrazione delle
anime è un dogma saldo e infallibile accettato di comune accordo da tutta la
nostra chiesa, tanto che nessuno oserebbe negarlo... la verità di questa
dottrina è stata incontestabilmente dimostrata dallo Zohar e da tutti i
libri della Cabala". E mentre gli ebrei moderni in genere la ricusano, i
rabbini non digiuni delle tradizioni spirituali del Giudaismo non
condividono affatto tale atteggiamento. La reincarnazione viene tenuta in
considerazione nel Shulhan Oruch, il libro principale delle leggi nel Torah.
Uno studente israelita prossimo a diventare rabbino mi inviò varie citazioni
tratte da quest'opera a favore della dottrina stessa, fra le quali queste
parole dello Sha'ar Hatsiyune: "L'anima sarà inviata più e più volte in
questo mondo fino a quando avrà compiuto la volontà di Dio". Lo studente
affermò che il suo rabbino dopo aver letto questo versetto non poté negare
oltre la teoria della reincarnazione.

Questa non è che una ridotta selezione dei molti passi biblici che
accreditano la teoria della reincarnazione. I cristiani tradizionalisti
farebbero bene a sottoporre ad analisi critica le fonti della loro
tradizione. Derivano esse dalle asserzioni di grandi santi che ebbero una
diretta esperienza di Dio? O soltanto delle deduzioni di razionalisti che
fondarono le loro conclusioni teologiche su dei ragionamenti anziché
sull'autentica esperienza spirituale?

Rabbi Abraham Yehoshua, un maestro Hasidico * Seguace dell'Hasidismo, setta
religiosa ebraica di carattere mistico, sorta in Polonia verso la metà del
XIII secolo. N.d.T. *, che morì nel 1825, parlò delle dieci vite vissute in
precedenza, concludendo: "E così fui inviato e reinviato più volte sulla
terra per rendere perfetto il mio amore. Se riuscirò questa volta non
ritornerò mai più Nota: Martin Bubber, Tales of the Hasidism, New York,
Schocken Books, 1948, pag. 118. Fine nota.

Fra gli occidentali famosi che hanno condiviso questa dottrina, troviamo il
filosofo tedesco Schopenhauer, che scrisse: "Se un asiatico mi chiedesse una
definizione dell'Europa, sarei costretto a rispondergli che è quella parte
del mondo ossessionata dall'incredibile illusione che l'uomo sia stato
creato dal nulla e che la nascita attuale sia il suo primo ingresso nella
vita" Nota: Paterghi e Paralipomeni. Fine nota. Voltaire scrisse: "Non è
affatto più sorprendente essere nato due volte che una soltanto". E il
filosofo inglese Hume affermò che la reincarnazione è l'unico sistema al
quale la filosofia può prestare attenzione.

In accordo con la dottrina della trasmigrazione delle anime la vita sulla
terra è una scuola con varie classi; la meta ultima della esperienza umana è
"laurearsi", portarsi cioè dalla limitata coscienza dell'ego alla coscienza
cosmica. Trampolini di lancio verso questo stato di coscienza incondizionata
sono la rimozione di tutte le limitazioni causate da desideri e
attaccamenti, l'espansione dell'amore e una crescente percezione di Dio come
l'unica realtà, soggiacente a tutte le manifestazioni dell'universo.
La "trama" del dramma cosmico della creazione comprende non soltanto
l'evoluzione biologica, ma anche l'evoluzione dell'ego individuale, che per
conseguire l'estrema perfezione ha bisogno dello spazio di molte vite
terrene.

L'evoluzione dell'ego inizia là dove si presume prenda le mosse l'evoluzione
delle forme esteriori della vita, ai livelli più semplici di identità
cosciente. Dapprima il suo progresso è automatico, attraverso le piante, gli
insetti e le specie animali, fino a raggiungere il livello umano. Nota: Le
scritture indiane affermano che per raggiungere il livello umano sono
necessarie da cinque a otto milioni di incarnazioni in forme di vita
inferiori. Fine nota. A questo punto l'evoluzione cessa di essere
automatica, poiché nel cervello e nel sistema nervoso umano, più altamente
sviluppati, l'ego sperimenta per la prima volta la sua capacità di
esercitare la discriminazione, evolvendo così pian piano un certo grado di
libera capacità di scelta. L'evoluzione spirituale, da quel momento può
essere accelerata, differita, o temporaneamente invertita, a seconda della
portata degli sforzi individuali.

Le conseguenze in termini evoluti dell'operato individuale sono determinate
e sancite dalla legge del karma. (La legge di Newton di azione e reazione
non è che l'osservazione della manifestazione sul piano materiale di questa
legge spirituale). In conformità con la legge del karma, ogni azione,
perfino di natura mentale, genera una reazione uguale e contraria che la
controbilancia. La creazione, infatti, altro non essendo che un sogno del
Creatore, può mantenere la sua apparente separazione da Lui soltanto grazie
all'illusione della dualità. Lo Spirito, cioè Unico e Indivisibile, creando
il movimento in una parte della propria coscienza, genera ciò che si
potrebbe paragonare alle onde della superficie del mare Nota: "Lo Spirito di
Dio si librava sopra le acque. E Dio disse: "Sia la luce!". E la luce fu".
(Genesi, 1:2-3). Fine nota, o ai rebbi di un diapason che per produrre un
suono devono vibrare in direzioni opposte da una posizione di riposo. Poiché
la posizione naturale dei rebbi è nel mezzo, nessun moto nell'una o
nell'altra direzione rispetto a quel punto è completo in se stesso, ma deve
essere controbilanciato da un moto uguale e contrario.

Karma significa semplicemente azione. Ogni azione implica un movimento dalla
posizione di riposo dello Spirito, che porta come inevitabile conseguenza,
presto o tardi, a un movimento uguale e contrario, a una reazione della
stessa natura. Nutrire odio, cioè, conduce a essere fatti oggetto d'odio;
l'amore attrae l'amore. Con il graduale progresso dell'ego verso la
saggezza, questi apprende a lasciar fluire le azioni senza esserne
coinvolto. Anche i frutti delle proprie azioni non lo riguardano più. Il
saggio, che rappresenta il pinnacolo dell'evoluzione spirituale, riposa
imperturbabile nel centro tranquillo del suo essere, beato nella certezza
che egli e lo Spirito Infinito sono Uno.

A una considerazione spirituale, il karma presenta differenti livelli di
manifestazione che dipendono dal grado di chiarezza con il quale esso
esprime la coscienza divina. L'amore, per esempio, è un karma più spirituale
dell'odio, in quanto corrobora la consapevolezza della essenziale unicità
della vita. L'odio rafforza invece l'illusione della separazione da Dio e
dagli altri esseri. Dire la verità è un karma più spirituale che il dire
menzogne, poiché la sincerità aiuta a sviluppare una raffinata
consapevolezza di ciò che realmente è, la Realtà divina che esiste al di là
di tutte le apparenze.

Il karma si può descrivere come un sistema di ricompense e punizioni,
mediante le quali l'ego impara a manifestare, al termine della sua
evoluzione, la propria innata natura divina. La sofferenza  è conseguenza
karmica di quelle azioni che, in un modo o nell'altro, non sono in armonia
con quella natura. L'apprendimento completo di tutte le lezioni richiede un
periodo di tempo superiore a quello che ci viene concesso in una sola vita;
opportunità di errare e di correggerci. Spesso, in realtà, è necessario
reincarnarsi più volte per imparare persino una sola lezione importante.

La dottrina della reincarnazione motiva compiutamente le enormi
diseguaglianze di salute, intelligenza, talento e opportunità nella vita
dell'uomo che, altrimenti, parrebbero ingiuste. Essa è, come affermò Hume,
"l'unico sistema che la filosofia può prendere in considerazione".

L'obiezione più frequente è: "Se tutti si reincarnano, perché nessuno
ricorda le vite precedenti?". La risposta è semplice: molti ricordano! In
Occidente, naturalmente, i bimbi che esprimono i loro ricordi prenatali
imparano presto, per i rimproveri e l'incredulità dei genitori, a tenere per
sé i loro pensieri; ma, ciononostante, un numero notevole di casi ben
documentati ha ricevuto una considerevole pubblicità. Nota: Cito alcuni
libri che trattano questo argomento: Dr. Ian Stevenson, Twenty Cases
Suggestive of Reincarnation; Dr. Gina Cerminara, Many Mansions; Ruth
Montgomery, here and Hereafter; Reincarnation in the Twenty Century a cura
di Martin Ebon. E non sono i soli! Fine nota. Dato il mio interesse
relativamente noto per tale argomento, numerose persone mi hanno narrato il
ricordo delle vite passate nelle loro personali esperienze.

Una signora, insegnante di pianoforte, mi narrò di aver eseguito un pezzo
per un bambino di quattro anni, suo allievo. subito, con l'aria di non star
parlando a vanvera, il bambino annunciò: "Conosco questo pezzo. Lo suonavo
sempre sul mio violino". Sapendo che aveva studiato soltanto il pianoforte,
la donna gli chiese spiegazioni e quello dimostrò di conoscere correttamente
le difficili posizioni delle dita e i movimenti del braccio usati per
suonare il violino. "Non ha mai visto un violino prima d'ora", insistette in
seguito la madre. "Non ha neppure mai udito musica per violino!".

Una delle testimonianze più interessanti mi fu inviata anni or sono da un
mio amico di Cuba. L'articolo apparso in Francia fu ristampato su un
giornale cubano. Secondo la relazione, una bimba francese, figlia di
ferventi cattolici, non appena poté esprimersi, aveva cominciato a
pronunciare parole riconoscibili in lingua indiana, come ad esempio "rupee".
Due parole soprattutto era solito ripetere: "Wardha" e "Bapu". I genitori,
perplessi e incuriositi, cominciarono a leggere libri sull'India. Appresero
così che "Wardha" era il villaggio dove il Mahatma Gandhi aveva stabilito il
suo ashram e che "Bapu" era il soprannome familiare usato dagli amici più
intimi e dai discepoli. La bambina affermava che nella sua vita precedente
aveva vissuto a Wardha con Bapu.

Un giorno qualcuno si recò a far visita ai suoi genitori con una copia
dell'Autobiografia di uno yogi, nella quale Yogananda descrive la visita
compiuta nel 1936 al Mahatma Gandhi nel suo ashram di Wardha. Non appena la
bambina vide la fotografia di Yogananda sulla copertina, esclamò con gioia:
"Oh, ma questo è Yogananda! Venne a Wardha. Era bellissimo!".

Chi è convinto di vivere soltanto una volta è costretto a scendere a dei
compromessi con le proprie speranze di perfezione. I credenti ortodossi
possono cercare di vivere in modo tale da evitare il fuoco dell'inferno dopo
la morte, ma i più, ritengo, sono ugualmente tentati di chiedersi
opportunisticamente: "Quanto male posso commettere senza incorrere nella
condanna eterna?".

La fede nel principio della rinascita aiuta l'uomo a guardare con gioiosa
fiducia alla propria evoluzione, senza timore o scoraggiamento.

"L'evoluzione ha fine?", chiese un giorno un visitatore a Paramahansa
Yogananda.

"Non ha mai fine", fu la risposta. "Il progresso continua finché l'uomo non
ha raggiunto l'infinito".

A Mount Washington la reincarnazione era parte normale del nostro modo di
pensare e non ci stupivamo affatto quando il maestro, come succedeva a
volte, accennava alle nostre o alle altrui vite passate.

Guardando Jan Savage, un bambino di nove anni, un giorno esclamò ridendo:
"Il piccolo Jan non è un bambino. E' ancora un vecchio!".

Una volta gli confessai che avevo sempre desiderato vivere in solitudine. La
sua reazione fu: "E' perché così vivevi una volta. La maggior parte di
quelli che sono con me hanno vissuto in solitudine parecchie vite passate."
Queste sue osservazioni erano tanto casuali che di rado coglievo l'occasione
di rivolgergli delle domande più precise, alcuni però esprimevano un
interesse più profondo e le risposte del Maestro erano a volte del tutto
esplicite.

Alcuni anni dopo che il dottor Lewis aveva perso la madre, Yogananda,
conoscendo la devozione che il dottore aveva nutrito per lei, lo informò:
"E' rinata. Se vai a..." e menzionò una località del New England, "la potrai
rivedere". Il dottor Lewis si mise in viaggio.

"Fu un'esperienza inquietante", mi raccontò al suo ritorno. "La bambina
aveva soltanto tre anni, ma in molti dei suoi atteggiamenti ella
assomigliava proprio a mia madre. Notai anche che dal primo momento in cui
mi vide mostrò per me una immediata simpatia, quasi mi riconoscesse".

La signora Vera Brown andò una sera a teatro col maestro e alcuni discepoli.
Una ragazzina seduta nella fila davanti a loro richiamò la sua attenzione.
"Non riuscivo a staccarle gli occhi di dosso", mi confessò più tardi. "C'era
qualcosa in lei che mi affascinava. Sembrava molto più vecchia e saggia
della sua età, traspariva da lei una profonda tristezza. Finita la
rappresentazione, il Maestro mi chiese: "Eri affascinata da quella
ragazzina, vero?". "Si, signore", risposi. "Non so perché, ma non ho potuto
fare a meno di guardarla per tutto il tempo che siamo rimasti nella sala".

"Nella sua vita precedente", disse il Maestro, "ella morì in Germania in un
campo di concentramento. Ecco perché ha un'espressione tanto triste. La sua
tragica esperienza, però, e la compassione che sviluppò conseguentemente
l'hanno resa santa. E' stata la saggezza che hai intuito in lei ad attrarre
tanto la tua attenzione".
Un giorno gli fu dato da reggere un neonato. "Stavo quasi per lasciarlo
cadere", raccontò in seguito agli amici. "Tutt'a un tratto avevo visto,
latente in quella piccola forma dall'aspetto innocente, la coscienza
reincarnata di un assassino".

Le discussioni sulla reincarnazione in sua presenza acquistavano un profondo
interesse. Un giorno chiesi al Maestro: "Giuda aveva conseguito in qualche
misura una realizzazione spirituale?".

"Naturalmente il suo karma non doveva essere tanto buono", rispose il
Maestro, "ma, ciononostante, egli era un profeta".

"Davvero?". Questa variazione sul tema comune della scelleratezza di Giuda
mi lasciò esterrefatto.

"Ma certo", confermò enfaticamente il Maestro. "Fu a buon diritto uno dei
dodici apostoli. Ma dovette poi passare attraverso duemila anni di
sofferenze per il suo tradimento. Fu liberato in questo secolo, in India.
Gesù apparve a un maestro di laggiù e gli chiese di liberarlo. Conobbi Giuda
in questa vita", soggiunse.
"Voi!". Continuai avidamente a indagare. "Che aspetto aveva?".

"Sempre molto tranquillo e sulle sue. Manifestava ancora un certo
attaccamento per il denaro. Un giorno un altro discepolo cominciò a beffarsi
di lui per questo difetto, ma il maestro scosse il capo. "No", lo ammonì,
"lascialo in pace".

Nel 1936 Yogananda visitò Stonehenge in Inghilterra e in quella occasione
osservò, rivolto al suo segretario, Richard Wright (il fratello di Daya
Mata): "Anch'io ho vissuto qui tremilacinquecento anni fa".

A volte ci affascinava con accenni, sempre casuali, alle vite passate di
famosi personaggi storici. "Winston Churchill", ci narrò, "era Napoleone.
Napoleone voleva conquistare l'Inghilterra; Churchill, come primo ministro,
soddisfece tale ambizione. Napoleone voleva distruggere l'Inghilterra; nei
panni di Churchill gli toccò presiedere alla disintegrazione dell'Impero
britannico. Napoleone fu mandato in esilio, ma ritornò in seguito al potere;
Churchill, in modo analogo, fu costretto a ritirarsi dalla scena politica,
ma dopo qualche tempo resse nuovamente le sorti dell'Inghilterra".

E' un fatto notevole che Churchill, in gioventù, abbia trovato ispirazione
nelle imprese militari di Napoleone.

"Hitler", continuò il Maestro, "fu Alessandro il Grande". Un interessante
punto di paragone in questo caso è che tanto l'uno che l'altro adottarono in
guerra una strategia basata su attacchi fulminei, il blitzkrieg come lo
chiamava Hitler. In oriente, naturalmente, dove le conquiste di Alessandro
furono responsabili della distruzione di fiorenti e progredite civiltà,
l'appellativo "il Grande" è citato sempre in tono sarcastico.

Il Maestro aveva sperato di ridestare in Hitler il ben noto interesse di
Alessandro per le dottrine indiane, indirizzando così le ambizioni del
dittatore verso il conseguimento di obiettivi più spirituali. Compì anche il
tentativo di incontrare Hitler nel 1935 ma la sua richiesta fu respinta.

Mussolini, a detta del Maestro, fu Marco Antonio; il kaiser Guglielmo fu
Giulio Cesare; Stalin fu Gengis Khan.

"E Franklin Roosevelt?" chiesi.

"Non l'ho mai detto a nessuno", rispose il Maestro con un sorrisetto
malizioso. "Non vorrei passare dei guai!".

Abraham Lincoln, ci informò, era stato uno yogi nella regione dell'Himalaya

dove era morto col desiderio di dedicare la propria vita futura a instaurare
l'eguaglianza razziale. La sua nascita come Lincoln fu appunto destinata
all'adempimento di tale voto. "Egli è rinato ancora una volta in questo
secolo", disse il Maestro, "come Charles Lindbergh".

E' interessante osservare come il plauso pubblico negato a Lincoln che pur
l'aveva meritato ampiamente, fu tributato a Lindbergh spontaneamente. E'
anche interessante notare che dopo la morte di Lindbergh un suo amico
hawaiano, Joseph Kahaleushi esclamò: "Questo non è un uomo insignificante, è
simile a un presidente!" Nota: The Reader's Digest, dicembre 1974, pag. 258.
Fine nota.

Charles Lindbergh mostrava vivo interesse per la filosofia indiana. Avendo
soddisfatto il suo desiderio, come yogi, di operare in favore
dell'uguaglianza razziale, e avendo rifiutato, come Lindbergh, il successo
che gli fu tributato come ricompensa karmica per il suo buon successo come
Lincoln, si può supporre che nella prossima vita diventerà nuovamente uno
yogi.

Parlando di mistici, Yogananda ci raccontò che Teresa Neumann, la cattolica
tedesca di Konnersreuth, in Germania, segnata dalle stigmate, era Maria
Maddalena. "Ecco perché", esclamò il maestro, "le furono concesse le visioni
della passione e crocifissione di Cristo".

"Lahiri Mahasaya", mi disse una volta a Twenty-Nine Palms, "fu il più grande
santo del suo tempo. In una vita precedente fu re Janaka Nota: Janaka, oltre
che re, fu anche uno dei più grandi maestri dell'India Antica. Fine nota.
Babaji lo iniziò in quel palazzo dorato poiché egli era vissuto prima in un
palazzo.

Secondo la versione di un altro discepolo, il Maestro avrebbe detto a
qualcun altro che Lahiri Mahasaya fu anche il grande mistico medioevale
Kabir.

"Babaji", disse, "è un'incarnazione di Krishna, il più grande profeta
dell'India".

Il Maestro ci rivelò poi che lui stesso fu il più intimo amico e discepolo
di Krishna, Arjuna. ("Principe dei devoti" così è denominato nella Bhagavad
Gita). Non fu difficile per noi credere che fosse stato quel poderoso
guerriero. L'incredibile forza di volontà di Yogananda, l'innato dono per il
comando, la sua forza fisica, potente quando voleva adoperarla, tutto
contribuiva a caratterizzare quella tempra di eroe al quale non era preclusa
nessuna conquista. Parlando di quella incarnazione, il maestro spiegò: "Ecco
perché, in questa vita, ho dei rapporti così intimi con Babaji".

Egli  conosceva l'importanza di alternare gli insegnamenti astratti con
queste interessanti pagine di vita. Per la maggior parte della gente non
esiste il ricordo fra una vita e l'altra, poiché vi sono delle barriere che
si frappongono insuperabili. Ma per l'uomo saggio le barriere scompaiono.
L'interesse reale del Maestro, e anche il nostro, era però focalizzato sul
conseguimento dell'illuminazione divina. Questa familiarità con la legge
della reincarnazione ci aiutava a rinsaldare la nostra determinazione per il
raggiungimento dell'illuminazione divina e per sfuggire in tal modo alla
serie monotona delle morti e rinascite.

Ciò servì anche a chiarire alcune nostre difficoltà spirituali.

Henry Schaufelberger ed Ed Harding (un altro discepolo più anziano) furono
afflitti, per un certo tempo, da una animosità reciproca profonda ed
apparentemente irrazionale.

"E' che voi eravate nemici in una vita precedente", fu la spiegazione che
Henry ricevette dal Maestro al quale aveva chiesto consiglio. Conoscerne il
motivo, aiutò entrambi a comprendere meglio il problema e a superarlo.

Come ho già spiegato, la dottrina della reincarnazione è in stretta
relazione con la legge del karma. A volte si ode l'obiezione: "Ma che posso
imparare dalla sofferenza se non ricordo le azioni, compiute in vite
precedenti, che l'hanno provocata? La risposta è: tanto l'azione quanto la
sua conseguenza karmica sono il riflesso palese di una tendenza mentale che
un individuo porta ancora con sé; è su questa tendenza che la legge del
karma opera.

Se, per esempio, per la mia cupidigia, avessi in passato privato qualcuno
della sua eredità ingannandolo e in questa vita soffrissi le conseguenze di
quell'azione con la perdita di un'eredità, tanto l'azione da me compiuta,
quanto quella subita, servirebbero a sottolineare la mia avidità. Potrei
aver dimenticato ciò che ho fatto, ma se ora decido che la frode è un'azione
che non deve essere né compiuta né subita e risolvo da parte mia di non
frodare più, avrò per lo meno sciolto un nodo di questa tendenza. Ci possono
essere altri nodi da sciogliere, poiché una serie di azioni sarebbero sorte
da quella singola tendenza e l'avrebbero rinforzata. Se sono saggio, la
perdita di quell'eredità non mi farà solo riflettere sull'immoralità della
frode, ma mi indurrà anche a risalire alle origini di questa forma di
disonestà: l'avidità di denaro. Concluderei allora che è questo l'errore e
cercherei di scoprire ed estirpare in me ogni germe di cupidigia. Quando
questo sforzo fosse coronato da successo, verrebbe stabilito un campo di
forza di non-attaccamento che annullerebbe o minimizzerebbe le conseguenze
karmiche di ogni altro atto di avidità compiuto in passato.

Il potere del karma dipende in gran misura dall'intensità di pensiero
associato ad esso.

Supponiamo che abbia superato la cupidigia e conseguito il distacco dai
possessi materiali prima di perdere quell'eredità. In tal caso il danaro
perduto mi verrebbe restituito senza che me lo aspettassi, o in ogni modo
non ne soffrirei tanto.

Patanjiali, l'antico interprete delle dottrine yoga, afferma nei suoi Yoga
Sutra che, quando si sia superata ogni tendenza all'avarizia, si attrae la
ricchezza sufficiente per le proprie necessità vitali; Patanjali si esprime
pittorescamente così: "Si avranno gioielli in abbondanza". (Nota: Yoga Sutra
II, 37).

E' importante comprendere che la legge del karma è assolutamente
impersonale. Dal proprio karma si può imparare qualora ci sia la volontà di
farlo, ma è anche possibile rifiutarsi.

Una reazione stolta alla perdita dell'eredità che abbiamo portato come
esempio sarebbe cercare di "prendersi la rivincita" sul mondo, frodando
altri dei loro possessi; chi scegliesse questa strada, però, non farebbe che
rafforzare la tendenza che ha attratto su di lui la prima sventura,
seminando maggiore sofferenza in futuro.
Il dottor Lewis chiese una volta al Maestro perché un suo conoscente fosse
nato con un piede deforme. "E' perché nella sua ultima vita diede un calcio
a sua madre", rispose Yogananda.

Il fatto di avere in questa vita un piede deforme non avrà certo indotto
quell'uomo a non prendere a calci sua madre, ora. Deve però aver agito
indirettamente su tale tendenza. La madre dopo tutto, come origine della sua
esistenza fisica, rappresentava per lui in modo particolarissimo la
sacralità della vita. Quando la prese a calci, egli di fatto espresse il suo
disprezzo per la vita stessa. Il suo piede deforme in questa incarnazione
deve averlo fatto sembrare, per lo meno ai suoi occhi, un oggetto di
disprezzo. Una reazione poco saggia a questa immagine di se stesso avrebbe
potuto fargli odiare più che mai l'esistenza, attitudine che sarebbe rimasta
in lui per molte vite, fino a quando disperato, non decidesse di cambiare.
Una reazione saggia gli avrebbe fatto comprendere quanto sia grande la
fortuna di possedere un corpo perfetto. Automaticamente sarebbe nato in lui
il rispetto per la vita e per tutte le madri.

La dottrina della reincarnazione induce l'uomo a riconoscere la propria
debolezza, ad armonizzarsi con la volontà divina che tutto governa e ad
apprendere che non deve imporre all'universo i suoi desideri meschini.

Una notte feci un sogno, che non mi parve solo un'esperienza onirica. Vidi
me stesso in un'altra vita, legato da profondo affetto ad un amico il quale
approfittava della mia devozione per trattarmi con disprezzo oppure con
condiscendenza. Con il tempo crebbe in me l'amarezza, però avvicinandosi la
fine di quella incarnazione, compresi che se fossi morto nutrendo quel
sentimento, esso avrebbe agito come un magnete e portato entrambi in una
situazione analoga nella vita successiva. Le parti sarebbero state invertite
e sarei  stato io a trattarlo con la medesima durezza. In tal caso la sua
reazione avrebbe quasi sicuramente invertito le posizioni e così via. Forse
dopo una successione interminabile di "scontri e rivincite" di un'intensità
gradatamente affievolita, saremmo stati finalmente capaci di sottrarci a
questa dimensione di amore-odio, così come affievolisce a poco a poco l'eco
di un suono in una valle.

"Perché impiegare tanto tempo?", mi chiesi. "Non c'è modo di sgusciare
subito da questa rete? Qualunque sia la lezione che il mio amico ha da
imparare, non c'è dubbio che io, almeno, posso liberarmi subito." E dal
profondo del mio cuore gridai: "Lo perdono!" Nello stesso istante, pervaso
da una sensazione ineffabile di sollievo, mi svegliai." Sentii che era
bastato quel semplice gesto di perdono per liberarmi completamente da un
karma cattivo che gravava su di me.

Tutta la vita umana, come attestano le Scritture indù, è un sogno, il cui
fine ultimo è di aiutarci ad apprendere le lezioni che ci servono, a
superare ogni attaccamento alle limitazioni materiali, a percepire che ogni
cosa, in apparenza separata e provvista di realtà propria, altro non è che
una manifestazione dell'unica luce Divina. L lezione più elevata è quella
che insegna ad amare Dio. Il karma migliore è l'abilità di amarlo.

"Signore", disse una volta Norman con aria piuttosto rattristata al Maestro,
"non credo che il mio karma sia poi tanto buono".

"Ricordati", fu la risposta, pronunciata con profondo fervore, "è un buono,
eccellente, ottimo karma anche soltanto desiderare di conoscere Dio".

Con l'amore di Dio, soltanto con esso, infatti, si può conquistare la
definitiva liberazione dalla rinascita fisica e il diritto di accedere alle
sfere superiori dell'esistenza. La vittoria non si ottiene odiando questo
mondo, ma contemplando in esso l'onnipresenza di Dio, e tributando la stessa
osservanza rispettosa tanto a una persona stolta, quanto ad un reliquiario.

"Dovrete sentirvi sempre traboccanti di gioia e felicità", diceva il
Maestro, "poiché questo è un sogno di Dio e tanto l'uomo insignificante
quanto il potente non sono altro che la coscienza del Divino Sognatore".

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#76440 From: edicola lista <fuocosacroliste@...>
Date: Tue Apr 17, 2012 11:51 am
Subject: La paura di Jiddu Krishnamurti
fuocosacroliste
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La paura di Jiddu Krishnamurti

Tratto da:
Jiddu Krishnamurti
LA RICERCA DELLA FELICITA'
Traduzione di VINCENZO VERGIANI

LA PAURA

Che cos'è la paura? La paura può esistere solo in relazione a
qualcosa, non
isolatamente. Come posso aver paura della morte, come posso aver paura
di
qualcosa che non conosco? Solo ciò che mi è noto può farmi paura.
Quando
dico che ho paura della morte, ho davvero paura dell'ignoto, che è la
morte,
o invece ho paura di perdere ciò che ho conosciuto? La mia paura non
ha per
oggetto la morte, ma l'idea di perdere i miei legami con le cose che
mi
appartengono. La paura è sempre in relazione con ciò che è noto, non
con
l'ignoto.

La mia indagine verterà ora sulle possibilità di essere liberi dalla
paura
di ciò che conosciamo, la paura di perdere la propria famiglia, la
reputazione,
il carattere, il conto in banca, i desideri e così via. Potreste
obiettare
che la paura nasce dalla coscienza; ma la coscienza è plasmata dai
condizionamenti, e dunque è ancora frutto di ciò che è conosciuto. Ma
cos'è
che conosco?

La conoscenza consiste nell'avere idee, opinioni sulle cose,
avere un senso di continuità in rapporto a ciò che è conosciuto, e
nient'altro. Le idee sono ricordi, il risultato dell'esperienza, che è
la
risposta a uno stimolo. Ho paura di ciò che conosco, il che significa
che ho
paura di perdere certe persone, cose o idee, ho paura di scoprire ciò
che
sono, paura di essere confuso, paura del dolore che potrebbe
sopravvenire
qualora perdessi o non vincessi o non provassi più piacere.

Si ha paura del dolore. Il dolore fisico è una reazione nervosa,
mentre la
sofferenza psicologica insorge quando mi aggrappo alle cose che mi
danno
soddisfazione, perché allora ho paura di chiunque o di qualunque cosa
possa
portarmele via. Fin tanto che non vengono turbate, le accumulazioni
psicologiche impediscono la sofferenza interiore; io sono un fascio di
accumulazioni, di esperienze, che impediscono qualunque forma grave di
turbamento - e non voglio essere turbato. Perciò ho paura di chiunque
le
turbi.

Dunque la mia paura è paura di ciò che conosco; ho paura delle
accumulazioni, fisiche o psicologiche, che ho acquisito al fine di
evitare
il dolore o prevenire la sofferenza. Ma la sofferenza è insita nel
processo
stesso di accumulazione volto a evitare il dolore. Anche la conoscenza
aiuta
a prevenire il dolore.

Come le conoscenze mediche aiutano a prevenire il
dolore fisico, così le credenze aiutano a impedire la sofferenza
psicologica. Ecco
perché ho paura di dover rinunciare alle mie credenze, sebbene non
abbia né
una perfetta conoscenza, né una prova concreta della loro realtà.
Posso
forse respingere alcune delle credenze tradizionali che mi sono state
inculcate
perché la mia esperienza personale mi dà forza, fiducia, comprensione;
ma le
credenze e le conoscenze che ho acquisito sono fondamentalmente la
stessa
cosa: un mezzo per evitare il dolore.

La paura esiste fin tanto che c'è accumulazione di cose conosciute, il
che
dà origine alla paura di perderle. Dunque, la paura dell'ignoto è in
realtà
paura di perdere le cose note accumulate. Nel momento stesso in cui
dico,
"Non devo perdere ciò che ho", ecco insorgere la paura. Benché io
accumuli al
fine di evitare il dolore, quest'ultimo è inerente al processo di
accumulazione. Le
cose stesse che posseggo originano paura, che è dolore.

La difesa contiene in nuce l'offesa. Voglio la sicurezza fisica;
dunque creo
uno Stato sovrano, che necessita di forze armate, il che significa
guerra,
la quale distrugge la sicurezza. Dovunque ci sia desiderio di
autoprotezione, è presente la paura. Quando percepisco la fallacia
delle richieste di
sicurezza, smetto di accumulare. Se affermate di percepire tutto ciò,
ma
di non poter fare a meno di accumulare, è perché non vi rendete`
davvero
conto che nell'accumulazione è intrinsecamente presente il dolore.

La paura esiste nel processo di accumulazione e la credenza in
qualcosa è
parte di tale processo. Mio figlio muore, e io credo nella
reincarnazione
che mi impedisce, psicologicamente, di soffrire di più; ma nel
processo
stesso del credere è insito il dubbio. Esternamente accumulo beni e
così scateno la
guerra; internamente accumulo credenze, e porto sofferenza. Fin quando
avrò
questo bisogno di sicurezza, questo desiderio di avere conti in banca,
di
assicurarmi il piacere e così via, questa volontà di diventare
qualcosa,
fisiologicamente o psicologicamente, ci sarà inevitabilmente dolore.
Le
medesime cose che faccio per evitare il dolore mi portano paura,
sofferenza.

La paura insorge quando desidero essere parte di un determinato
schema.
Vivere senza paura significa vivere senza uno schema determinato.
Quando
aspiro a un particolare stile di vita, questo è già in sé fonte di
paura. La mia
difficoltà consiste nel desiderio di vivere in un certo contesto. Non
posso
spezzare tale contesto?

Posso farlo solo quando intuisco la verità: che il
contesto genera paura e che la paura rafforza il contesto. Se dico che
devo
spezzare il contesto perché voglio essere libero dalla paura, allora
mi
limito a seguire un altro schema che genererà ulteriore paura.
Qualunque
azione io
intraprenda che sia motivata dal desiderio di spezzare il contesto,
creerà
soltanto un altro schema, e perciò ancora paura. Come fare a spezzare
il
contesto senza generare paura, ossia senza alcuna azione conscia o
inconscia
da parte mia che abbia questo come obiettivo? Ciò significa che non
devo
agire, non devo fare alcuna mossa per spezzare il contesto. Cosa mi
accade
se mi limito a osservare il contesto senza fare niente per cambiarlo?

Capisco che la mente stessa è il contesto; essa vive secondo lo schema
di abitudini
che si è costruita. Dunque, la mente stessa è paura. Qualunque cosa la
mente
faccia va nella direzione del rafforzamento di un vecchio schema o
nella promozione
di uno nuovo. Ciò significa che qualunque cosa la mente faccia per
sbarazzarsi della paura genera paura.

La paura trova varie scappatoie. Il tipo più comune è
l'identificazione, non
è così? Identificazione con la nazione, con la società, con un'idea.
Avete
mai fatto caso alle vostre reazioni alla vista di una processione
religiosa o di
una parata militare, o quando il paese corre il rischio di essere
invaso?
Allora vi identificate con il paese, o con un essere, oppure con
un'ideologia.

Ci sono altre occasioni in cui vi identificate con vostro figlio, con
vostra
moglie, con una particolare forma di azione o di inazione.
L'identificazione
è un processo di oblio di sé. Fin quando sono cosciente dell'"io", so
che
c'è dolore, c'è lotta, c'è costantemente paura. Ma se posso
identificarmi con
qualcosa di più grande, con qualcosa che ne valga la pena, con la
bellezza,
con la vita, con la verità, con la fede, con la conoscenza, almeno
temporaneamente, ecco una possibilità di fuga dall'"io", non è così?
Se
parlo del "mio paese", temporaneamente dimentico me stesso, non è
così? Se
posso affermare qualcosa a proposito di Dio, dimentico me stesso. Se
posso
identificarmi con la mia famiglia, con un gruppo, con un certo
partito, con
una determinata ideologia, ecco altrettante scappatoie temporanee.

L'identificazione è dunque una forma di fuga dal sé, anche se
mascherata da
virtù è pur sempre una fuga dal sé. Colui che persegue la virtù fugge
dal sé
e ha una mente ristretta, non virtuosa, poiché la virtù è qualcosa che
non
si può perseguire. Quanto più ci si sforza di diventare virtuosi,
tanta più
forza si dà al sé, all'"io". La paura, che in forme diverse è comune a
tutti
noi, deve sempre trovare un sostituto e, di conseguenza, deve
fomentare la nostra
lotta. Quanto più ci identifichiamo con un sostituto, tanto maggiore è
la
forza con la quale ci aggrappiamo a ciò per cui siamo pronti a
combattere e
a morire, perché dietro di esso si nasconde la paura.

Ma sappiamo cos'è la paura? Non è forse la non accettazione di ciò che
è?
Dobbiamo capire il termine "accettazione": non
lo utilizzo per indicare lo sforzo fatto per accettare. Quando
percepisco
ciò che è, la questione dell'accettare non si pone affatto. Quando non
vedo
con chiarezza ciò che è, allora introduco il processo di accettazione.
Di
conseguenza, la paura è la non accettazione di ciò che è. Come posso
io, che
sono un fascio di reazioni, risposte, ricordi, speranze, depressioni,
frustrazioni, io, che sono il risultato del movimento della coscienza
bloccata, andare oltre?

Può la mente, senza questi blocchi, questi ostacoli,
essere cosciente? Sappiamo quant'è straordinaria la gioia che si prova
quando non c'è alcun ostacolo. E' noto a tutti che quando il corpo è
in
perfetta salute, c'è una certa gioia, un certo benessere; e sappiamo
anche che quando
la mente è completamente libera, senza alcun blocco, quando il centro
di
riconoscimento costituito dall'"io" non è presente, si ha esperienza
di una
certa gioia. Non avete forse sperimentato questo stato di assenza del
sé?
Certamente questa è un'esperienza comune a tutti.

C'è comprensione e libertà dal sé solo quando riesco a considerarlo
integralmente come un tutto; e posso riuscirci solo comprendendo il
processo
globale di tutte le attività nate dal desiderio, che è l'espressione
stessa
del pensiero - poiché il desiderio non diverso dal pensiero - , senza
giustificarle, senza condannarle, senza reprimerle; se riesco a
comprendere
questo,allora saprò se c'è la possibilità di superare le limitazioni
del sé.

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#76441 From: millenomi@...
Date: Tue Apr 17, 2012 12:20 pm
Subject: Re: FuocoSacro Re: La conoscenza tranquillizza
millenomi@...
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Pax Pleroma,

la vera conoscenza assomiglia molto a colui che parte per un lungo
viaggio carico di cibo e vestiti per rifocillarsi, salvo poi giungere
affamato e lacero.

Così la consocenza, partiamo con molte più certezze di quante ne abbiamo
alla fine del percorso..

Cordialmente

#76442 From: millenomi@...
Date: Tue Apr 17, 2012 12:31 pm
Subject: Re: FuocoSacro al centro del tutto
millenomi@...
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Pax Pleroma,

questo mondo è l'inferno di un altro mondo, oppure ne è il paradiso?

Attorno a questo dilemma le religioni e la filosofia ha proposto
soluzioni ed articolazioni del pensiero, la verità ultima è che non
esiste una verità condivisa ed oggettiva, esiste solamente il percepito
e la capacità, nel bene o nel male, che ognuno di noi ha di trarre
esperienza da un accadimento.

Noi oscilliamo fra più mondi. Quello di ogni giorno frutto dei riflessi
e delle percezioni di ognuno di noi, e quello immaginifico (onirico,
astrale, meditativo, ecc..) frutto di quanto noi possiamo cogliere.... E
non è detto che il secondo sia meno reale del primo, in quanto
un'esperienza è comunque un'esperienza...





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#76443 From: "Carlo a.k.a. Nishinkan" <nishinkan@...>
Date: Tue Apr 17, 2012 1:13 pm
Subject: Re: FuocoSacro Re: La conoscenza tranquillizza
nishinkan
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Da: "millenomi@..." <millenomi@...>

A: fuoco_sacro@yahoogroups.com
Inviato: Martedì 17 Aprile 2012 14:20
Oggetto: Re: FuocoSacro Re: La conoscenza tranquillizza


 
> Così la consocenza, partiamo con molte più certezze di quante ne abbiamo
> alla fine del percorso..

Osservo lo stesso fenomeno nella pratica delle Arti marziali (e forse è vero in
tutte le Arti, in quanto tali...).
Il principiante ha molte più "certezze" dell'esperto (se quest'ultimo è davvero
sincero con sé stesso...)
Diciamo che è una sorta di postilla alla tanto lodata "mente del principiante"
tanto cara ai cultori dello Zen
http://www.scribd.com/doc/57069361/Mente-Zen-Mente-Di-Principiante

carlo, all'opposizione di sé stesso medesimo


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#76444 From: Casimira Ciriminna <miracasi@...>
Date: Tue Apr 17, 2012 12:48 pm
Subject: Re: FuocoSacro al centro del tutto
miracasi@...
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sono in accordo col fatto che oscilliamo tra due mondi e frutto delle
diverse percezioni ma ciò non toglie si ha sempre la scelta del bene e il
male ma! Sarà sempre il solito labirinto che ne esce chi è bravo e non
commette errori chi non si arrende mai be penso che i tempi cambiano e
tante cose sembrano superate.

Il giorno 17 aprile 2012 14:31, <millenomi@...> ha scritto:

> Pax Pleroma,
>
> questo mondo è l'inferno di un altro mondo, oppure ne è il paradiso?
>
> Attorno a questo dilemma le religioni e la filosofia ha proposto
> soluzioni ed articolazioni del pensiero, la verità ultima è che non
> esiste una verità condivisa ed oggettiva, esiste solamente il percepito
> e la capacità, nel bene o nel male, che ognuno di noi ha di trarre
> esperienza da un accadimento.
>
> Noi oscilliamo fra più mondi. Quello di ogni giorno frutto dei riflessi
> e delle percezioni di ognuno di noi, e quello immaginifico (onirico,
> astrale, meditativo, ecc..) frutto di quanto noi possiamo cogliere.... E
> non è detto che il secondo sia meno reale del primo, in quanto
> un'esperienza è comunque un'esperienza...
>
>
>
>
>
> [Non-text portions of this message have been removed]
>
>
>
> ------------------------------------
>
> Fuoco Sacro, il penserio esoterico
>
> HOME: http://www.fuocosacro.com
>
> post: fuoco_sacro@...! Groups Links
>
>
>
>


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#76445 From: "vandermok" <vandermok@...>
Date: Tue Apr 17, 2012 4:28 pm
Subject: Ascesa
charltonroad36
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"L'ascesa può venire concepita come da un' azione intrapresa dall'individuo coi
propri mezzi, la quale può provocare la discesa e l'innesto in lui di una forza
dall'alto (in questo caso un collegamento che può dirsi verticale o diretto, a
differenza del collegamento orizzontale, mediato da una catena iniziatica)"....
(J. Evola, 'L'arco e la clava', Milano 1971).




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#76446 From: edicola lista <fuocosacroliste@...>
Date: Mon Apr 16, 2012 6:26 pm
Subject: mente e menzogna
fuocosacroliste@...
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La mente umana è fatta in modo tale che è molto più suscettibile alla menzogna
che alla verità.
Erasmo da Rotterdam

#76447 From: Pino <qawsd@...>
Date: Wed Apr 18, 2012 3:44 pm
Subject: al centro del tutto
qwasd01
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Un vera rana in un vero pozzo non si preoccupa di nulla, se non di vivere,
momento per momento ... e riesce a gioire (nel modo "ranesco" di gioire) perchè
è viva, perchè mangia foglioline ed insetti e la sera canta a quel piccolo
cerchio di cielo ...

Perchè intanto non cominciamo a fare come la rana ? Felici di essere vivi in
questo preciso momento, proviamo intanto a gioire .. è solo un inizio, ma
occorrerà in qualche modo iniziare .. e chissà se inizio e fine non finiscano
coincidere, in fondo si parla del "centro del tutto" e il centro è l'essenza
del cerchio e il cerchio è simbolo di una certa valenza, almeno per noi rane.

Cari saluti

Pino


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#76448 From: "vandermok" <vandermok@...>
Date: Wed Apr 18, 2012 5:48 pm
Subject: Re: FuocoSacro al centro del tutto
charltonroad36
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Si vede che sei vegetariano: vorresti far mangiare "foglioline" persino alla
rane, che si cibano di alghe solo da girini. Quel che è peggio, rane e
raganelle sono sempre più rare, per la gioia delle zanzare. Le poche rimaste
cantano, sì, qui ed ora, a quel cerchio di cielo, più serene di noi, però
loro non pagano le tasse...

Comunque, come dice l' I-King: "si cambi pure città, ma non si può cambiare il
pozzo; non cala e non cresce", perché l'acqua del pozzo è la stessa ovunque ed
è inutile cercare di sfuggire a se stessi.
----

   ----- Original Message -----
   From: Pino
   To: fuoco_sacro@yahoogroups.com
   Sent: Wednesday, April 18, 2012 5:44 PM
   Subject: FuocoSacro al centro del tutto



   Un vera rana in un vero pozzo non si preoccupa di nulla, se non di vivere,
momento per momento ... e riesce a gioire (nel modo "ranesco" di gioire) perchè
è viva, perchè mangia foglioline ed insetti e la sera canta a quel piccolo
cerchio di cielo ...

   Perchè intanto non cominciamo a fare come la rana ? Felici di essere vivi in
questo preciso momento, proviamo intanto a gioire .. è solo un inizio, ma
occorrerà in qualche modo iniziare .. e chissà se inizio e fine non finiscano
coincidere, in fondo si parla del "centro del tutto" e il centro è l'essenza
del cerchio e il cerchio è simbolo di una certa valenza, almeno per noi rane.

   Cari saluti

   Pino

   [Non-text portions of this message have been removed]





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#76449 From: Pino <qawsd@...>
Date: Thu Apr 19, 2012 1:37 pm
Subject: al centro del tutto (per Vandermok)
qwasd01
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>"si cambi pure città, ma non si può cambiare il pozzo; non cala e non
cresce", perché l'acqua del pozzo è la stessa ovunque ed è inutile cercare di
>sfuggire a se stessi.

Si ... qualunque città è la stessa ... qualunque situazione, fuori e dentro il
pozzo è la stessa... qualunque animale incarni la coscienza in quel momento, è
lo stesso ...
La rana che canta nel pozzo, gli insetti che essa mangia (l'avevo precisato,
distrattone), il cielo, la luna, il canto...tutto è il Divino. Tutto è il
Divino  e il Divino è il tutto ... se si realizza ciò si diviene il Divino in
ogni circostanza . Non occorre cambiare circostanza ma occorre cambiare la
coscienza. Il dharma è di realzzare il Divino e manifestarLo qualunque sia la
circostanza in cui siamo immersi ... la differenza tra la rana e l'uomo è che
il dharma dell'uomo è di farlo in modo consapevole.

Un abbrccio

Pino

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#76450 From: Pino <qawsd@...>
Date: Thu Apr 19, 2012 1:43 pm
Subject: Ascesa
qwasd01
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Mi stupisce sempre la capacità di reale comprensione della dinamica delle Forze
da parte di Evola. Pur essendo un occidentale, Evola ha ben assimilato, nella
pratica, il metodo tantrico ed ha saputo adattarlo alla sua specifica sadhana
... Evola non è uno studioso, un esoteriologo, ma un praticante: è' questo a
mio avviso il suo maggior pregio, non ben percepito neppure dai suoi più grandi
epigoni.

Cari saluti



Pino






"L'ascesa può venire concepita come da un' azione intrapresa dall'individuo coi
propri mezzi, la quale può provocare la discesa e l'innesto in lui di una forza
dall'alto (in questo caso un collegamento che può dirsi verticale o diretto, a
differenza del collegamento orizzontale, mediato da una catena iniziatica)"....
(J. Evola, 'L'arco e la clava', Milano 1971).



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#76451 From: cesare.polonara@...
Date: Wed Apr 18, 2012 11:27 am
Subject: Re: al centro del tutto (messaggio privato per non far arrabbiare il mod
cesare.polonara@...
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Morro D' Alba, Livorno, il centro del mondo, mi sono perso qualcosa?

Cesare.

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#76452 From: "gianluca.333987" <gianluca.333987@...>
Date: Wed Apr 18, 2012 7:56 am
Subject: Conosci per non conoscere.
gianluca.333987
Send Email Send Email
 
La conoscenza porta alla non conoscenza.
Grazie alla non conoscenza che puo' iniziare la sperimentazione.
Una volta che sperimenti, scopri che e' tutto una creazione piu' o meno
consapevole.
Con cuore e mente retti dirigiamoci nell'oceano delle infinite possibilita'.
A stati armonici si susseguono stati disarmonici in base al nostro vissuto.
Che ognuno sia scintilla di pace ed armonia in modo che la somma non possa che
essere una risultante che sgombri la mente
e ti faccia essere
SEMPLICEMENTE PRESENTE.
Ecco una cosa fondamentale la PRESENZA data dalla sperimentazione.
Salute
...
...
...

...
...
...

...
...
...

#76453 From: millenomi@...
Date: Thu Apr 19, 2012 2:28 pm
Subject: La base empirica delle scienze oggettive
fuocosacroliste
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"La base empirica delle scienze oggettive non ha dunque in sé nulla di
«assoluto». La scienza non posa su un solido strato di roccia. L'ardita
struttura delle sue teorie si eleva, per così dire, sopra uan palude. E' come un
edificio costruito su palafitte. Le palafitte vengono conficcate dall'alto, giù
nella palude: ma non in una base naturale o «data»; e i lfatto che desistiamo
dai nostri tentativi di conficcare più a fondo le palafitte non significa che
abbiamo trovato un terreno solido. Semplicemente, ci fermiamo quando siamo
soddisfatti e riteniamo che almeno per il momento i sostegni siano abbastanza
stabili da sorreggere la struttura."
(Karl Popper)

#76454 From: "dbgarpa" <dbgarpa@...>
Date: Sat Apr 21, 2012 7:05 am
Subject: Re: Conosci per non conoscere.
beppy1949
Send Email Send Email
 
Caro GIAN LUCA
da tempo leggo osservando i tuoi gentili e adorabili messaggi, ma, se
probabilmente le parole che posti seppur valide sotto il profilo docetico non
sono tue, umilmente OSO aggiungere alcune delle mie per porre un quesito :

Se TU sei giˆ riuscito a partire dal
1- "VUOTO INTERIORE" per portare la tua
2- "PRESENZA INTERIORE"  diretta
3- "HARMONICAMENTE" fra le onde oceaniche... per almeno 5 minuti .....

considerati un "GURU" patentato, complimenti, dovresti non faticare a trovare
degli adepti osannanti e adoranti..... ma se cos" non fosse....
parole, parole, parole.... che come acqua scorrono.....
e che la salute finale sia benevola con tutti..... buone vacanze.

--- In fuoco_sacro@yahoogroups.com, "gianluca.333987" <gianluca.333987@...>
wrote:
> La conoscenza porta alla non conoscenza.
> Grazie alla non conoscenza che puo' iniziare la sperimentazione.
> Una volta che sperimenti, scopri che e' tutto una creazione piu' o meno
consapevole.
> Con cuore e mente retti dirigiamoci nell'oceano delle infinite possibilita'.
> A stati armonici si susseguono stati disarmonici in base al nostro vissuto.
> Che ognuno sia scintilla di pace ed armonia in modo che la somma non possa che
essere una risultante che sgombri la mente
> e ti faccia essere
> SEMPLICEMENTE PRESENTE.
> Ecco una cosa fondamentale la PRESENZA data dalla sperimentazione.
> Salute

#76455 From: daniele bonetti <bonetti@...>
Date: Sat Apr 21, 2012 10:35 pm
Subject: Re: FuocoSacro Re: inconscio
ariel_isabella
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Può essere l'inconscio uno stato di coscienza?
Se così fosse l'induismo sarebbe molto più avanti di noi occidentali,
conoscendo i vari stati di coscienza molto più in dettaglio ...
In fondo è peccato che Jung non avesse capito l'importanza
del lavoro della /Bailey e del maestro DK ...
sentenziava che i teosofi lasciavano la testa fuori di casa Shanti
ad Eranos quando si incontravano ...
peccato, esotericamente avrebbe potuto capire molto dell'oriente e
dell'occidente. Oggi in fondo non esiste più questo solco,
ci si sorprende a capire, vivere, essere quello che viene
descritto nei testi più avanzati dell'oriente ...
Mi pare proprio una nuova era.
daniele
/


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#76456 From: Circolo dei Trivi <circolodeitrivi@...>
Date: Mon Apr 23, 2012 9:54 am
Subject: I fondamenti della magia di Gaia - seminario con Francesca C. Howell
circolodeitrivi
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Circolo dei Trivi e Anticaquercia presentano:

Ritorno alle Origini
I fondamenti della Magia di Gaia

Dott.ssa Francesca Ciancimino Howell, MPhil, PhD
Parco Arcobaleno, Masserano (BIELLA)

Sabato 19 e domenica 20 maggio 2012

"Andai fuori al bosco di noccioli
perché avevo il fuoco nella testa"...
W.B. Yeats

Per informazioni e iscrizioni
circolodeitrivi@...
tel: 015 22246

Gaia -- magia per il Pianeta è stato pubblicato nel 2008 in Italia
(Venexia, Roma) ed è diventato immediatamente un bestseller sui
cataloghi italiani Mente -- Corpo -- Spirito. Negli Stati Uniti e nel
Regno Unito è uscito nel 2002, per il Giorno della Terra, il 22 aprile,
e Francesca ha rilasciato diverse interviste da costa a costa in
America. Ha fatto conferenze e tenuto seminari su questi argomenti in
tutti gli Stati Uniti, Regno Unito e Europa.  (Tuttavia, nel lavoro che
è stata invitata a fare in Italia ha visto svilupparsi i suoi argomenti
preferiti e gli eventi più belli!) Nel campo universitario (deletion)
Francesca ha insegnato quella branca della filosofia nota come "ecologia
profonda" e  ha svolto la sua tesi di dottorato su temi ad essa
correlati. La tradizione magica in cui è stata addestrata negli Stati
Uniti è essenzialmente una forma di Ecologia Profonda magica. La sua
pratica, come quella di Crystal la Grande Sacerdotessa capostipite della
sua tradizione, è un incrocio tra Occidente e Oriente, tuttavia questo
non è insolito nella Wicca e nel paganesimo. Ciò che è insolito è che
nella tradizione di Gaia ci sia un'etica ambientale coerente, insieme a
una ricerca della sostenibilità che costituisce parte integrante del suo
cuore.

Questo weekend Francesca ritorna in Italia dall'Inghilterra, dove sta
vivendo temporaneamente con la sua famiglia, per lavorare con noi sul
suo sistema magico e le tecniche della tradizione iniziatica del
Paganesimo di Gaia nello splendido contesto naturale del Parco Arcobaleno.

)O(              )O(              )O(

E' un pensiero comune che la pratica magica debba essere molto
complessa. Noi vediamo rituali in templi decorati, abiti, strumenti,
incantesimi e così via come essenziali per rendere più forte la nostra
magia. La verità è che un vero mago non ha bisogno di niente tranne del
suo potere di immaginazione, volontà, fede e la capacità di restare in
silenzio. Questi quattro principi si dice che formino la base della
Piramide della Magia, da tempo immemore un importante insegnamento nelle
arti magiche. Tuttavia, come diceva Picasso, dover imparare nuovamente a
vedere il mondo come un bambino e a disegnare come un bambino, può
richiedere molti anni. Decenni impiegati a scrollarsi di dosso le nostre
illusioni occidentali, e tornare alla semplicità potente delle energie
pure dell'universo.

Il nostro cervello e la nostra mente inconscia viene innescata dai
simboli, dalle rime, dalle filastrocche, dalla musica, dagli odori e da
una moltitudine di altre cose. In una stanza adibita a tempio o in uno
spazio rituale questo genere di cose aiuta le nostre menti a spostare la
consapevolezza ad un livello più profondo di coscienza. Tuttavia, essi
non sono essenziali. Sono semplicemente strumenti utili talvolta ad
accelerare il processo. Anche alcuni incensi, oli, ecc. possono attirare
più in fretta determinate influenze o determinati Esseri.

Nella Tradizione di Gaia la pratica magica e spirituale, si spoglia del
superfluo e degli orpelli per ritornare alla fonte, ai principi
fondamentali della vita, della natura più pura e della nostra relazione
con il Divino. Dobbiamo fare questo: si tratta di una fase critica del
nostro sviluppo spirituale che ci porta a vedere e onorare la divina
semplicità nel cuore di questo percorso. In Gaia - Magia per il Pianeta,
Francesca ha introdotto una serie di esercizi e tecniche per collegarci
sempre più profondamente con la natura, con il Pianeta, con il Regno
Elementale e con il nostro Io superiore. In questo seminario ci condurrà
a riabbracciare quei principi fondamentali per mostrare come essi siano
delle chiavi nelle nostre mani, e lo siano stati da sempre. Poiché
l'Incarico della Dea insegna:

Se ciò che cercate non riuscite a trovarlo dentro di voi,
non lo troverete mai fuori da voi

Esploreremo diverse visualizzazioni guidate della tradizione di
Francesca e del suo lavoro personale. Durante il fine settimana
entreremo in contatto con le energie della natura nel bellismo contesto
del Parco Arcobaleno, dove avremo il privilegio di svolgere questo
seminario. Alla fine del seminario è prevista una semplice esperienza
rituale: creeremo un talismano personale e faremo una magia di
guarigione della Terra. Nella tradizione Gaia infatti cerchiamo sempre
un modo per ringraziare e lasciarci alle spalle una benedizione per gli
Elementali e il Genius loci.

Unisciti a noi per vivere tutta la benedizione della natura, per
esplorare insieme questi momenti di pienezza e per scoprire come tornare
alla fonte della tua gioia, della tua ispirazione e della tua magia.

Abbigliamento
Vestiti per la vita all'aria aperta e giacche / coperte, ecc per
eventuale maltempo

Materiali
Portare un piccolo taccuino e una penna o una matita per annotare
esperienze, idee, sentimenti, ecc

Stato d'animo
Portare un cuore aperto e la volontà di ascoltare e di mantenere il
silenzio.


Orari indicativi
Sabato
mattina 10,00 -- 13,00
Pranzo
pomeriggio 14,30 -- 18,30
Cena

Domenica
Mattina
9,30- 13,30
Pranzo di chiusura

POSSIBILITA' DI CAMPEGGIO IN LOCO

PRANZO E CENA INCLUSI



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#76457 From: Pino <qawsd@...>
Date: Tue Apr 24, 2012 1:18 pm
Subject: Conosci per non conoscere.
qwasd01
Send Email Send Email
 
> Ecco una cosa fondamentale la PRESENZA data dalla sperimentazione.

Una cosa tanto fondamentale quanto "semplice". Talmente semplice che sfugge
proprio per la propria semplicità: la mente preferisce la complicazione ed il
"groviglio".

Cari saluti

Pino

[Non-text portions of this message have been removed]

#76458 From: "gianluca.333987" <gianluca.333987@...>
Date: Tue Apr 24, 2012 8:52 am
Subject: le particelle che interessano a noi
gianluca.333987
Send Email Send Email
 
a proposito di palafitte interessante inserire le medesime fino al primo
messaggio.
Si forma in tal modo una verticalita' degna di rispetto.
Ricordo che le particelle che per lo piu' interessano a noi sono le particella
della GRAVITA'.
LA GRAVITA' nostra piu' grande amica nostra piu' grande nemica.
Noi siamo con queste particelle i GRAVITONI.
Si potrebbe dire:
NEL VIATICO PER I GRAVITONI
GRAZIE
SALUTE
...
...
...

...
...
...

...
...
...

#76459 From: "gianluca.333987" <gianluca.333987@...>
Date: Tue Apr 24, 2012 8:42 am
Subject: Re: Conosci per non conoscere.
gianluca.333987
Send Email Send Email
 
L'acqua che scorre quando trova un buon albero diventa foglia.
Grazie per l'appunto comunque quello che proponi lo faccio tutte le mattine
Salute
GIANLUCA

--- In fuoco_sacro@yahoogroups.com, "dbgarpa" <dbgarpa@...> wrote:
>
> Caro GIAN LUCA
> da tempo leggo osservando i tuoi gentili e adorabili messaggi, ma, se
probabilmente le parole che posti seppur valide sotto il profilo docetico non
sono tue, umilmente OSO aggiungere alcune delle mie per porre un quesito :
>
> Se TU sei giˆ riuscito a partire dal
> 1- "VUOTO INTERIORE" per portare la tua
> 2- "PRESENZA INTERIORE"  diretta
> 3- "HARMONICAMENTE" fra le onde oceaniche... per almeno 5 minuti .....
>
> considerati un "GURU" patentato, complimenti, dovresti non faticare a trovare
degli adepti osannanti e adoranti..... ma se cos" non fosse....
> parole, parole, parole.... che come acqua scorrono.....
> e che la salute finale sia benevola con tutti..... buone vacanze.
>
> --- In fuoco_sacro@yahoogroups.com, "gianluca.333987" <gianluca.333987@>
wrote:
> > La conoscenza porta alla non conoscenza.
> > Grazie alla non conoscenza che puo' iniziare la sperimentazione.
> > Una volta che sperimenti, scopri che e' tutto una creazione piu' o meno
consapevole.
> > Con cuore e mente retti dirigiamoci nell'oceano delle infinite possibilita'.
> > A stati armonici si susseguono stati disarmonici in base al nostro vissuto.
> > Che ognuno sia scintilla di pace ed armonia in modo che la somma non possa
che essere una risultante che sgombri la mente
> > e ti faccia essere
> > SEMPLICEMENTE PRESENTE.
> > Ecco una cosa fondamentale la PRESENZA data dalla sperimentazione.
> > Salute
>

#76460 From: "gianluca.333987" <gianluca.333987@...>
Date: Tue Apr 24, 2012 8:48 am
Subject: TUTTO E' PALESABILE
gianluca.333987
Send Email Send Email
 
Siamo arrivati a dimostrare che tutto puo' essere palesato.
Cerchiamo una particella e dopo diverso tempo di ricerca la ricerca crea la
scoperta.
Quindi cercare e trovare, rispetto a tale infinito oceano di potenzialita'
essere saggi e ragionevoli rispetto ad un tutto da materializzare.
SI DEVONO MANIFESTARE SOLO POTENZIALI CHE SIANO RAGIONEVOLI E SAGGI, quindi
potenziali che vadano a beneficio della collettivita'.
Per dirla in modo semplice:
possiamo davvero materializzare di tutto dallo scibile infinito
ad ognuno la massima responsabilita' perche' queste manifestazioni siano per lo
piu' armoniche ed a beneficio di tutti.
Ripeto cerco una particella che non eisteva e la mia ricerca interconnessa con
la mia coscienza dal vuoto mi fa manifestare la particella.
Che questa nuova particella sia usata con RAGIONEVOLEZZA, grazie
Salute
...
...
...

...
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...

...
...
...

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